Tutti conosciamo Joker, il celebre nemico di Batman che, con la sua follia grottesca semina il terrore tra le strade di Gotham City. Forse però, non conoscevamo la sua scrittura. Joker è un antierore per eccellenza che è tornato alla ribalta grazie al film del momento, diretto da Todd Philips e interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix.
Vincitrice del Leone d’oro a Venezia, la pellicola sta facendo molto discutere in merito alle tematiche affrontate: a differenza delle precedenti interpretazioni, il Joker di Philips è una narrazione a tutto tondo della personalità complessa e disturbata del personaggio della DC Comics, che lascia volutamente da parte il noto scontro tra buoni e cattivi per accendere invece i riflettori sulle condizioni di vita di chi purtroppo è affetto da un disturbo mentale.
JOKER SECONDO TODD PHILIPS
Il fil rouge della pellicola è infatti proprio il disturbo psichico e le devastanti conseguenze sulla personalità di un uomo che vive ai margini della società e non può nemmeno contare su un’assistenza sanitaria adeguata: bipolarismo, depressione, schizofrenia sono alcuni dei disturbi impersonati da un grande Phoenix. Un quadro complesso, aggravato dalla presenza della risata compulsiva che ha caratterizzato il personaggio. Ma, prima che la trasformazione di Arthur da comico fallito a Joker mente criminale si compia, il registra ha volutamente disseminato all’interno della pellicola dettagli e avvisaglie del peggioramento delle sue condizioni mentali, lasciate alla deriva da una società che lo ignora.

LA GRAFIA DI JOKER
Un focus interessante è proprio quello sulla scrittura di Joker: durante i 123 minuti della pellicola ci sono inquadrature ravvicinate del diario che Arthur compila quotidianamente, su cui annota barzellette, appunti ma anche riflessioni personali. Sintesi dolorosa della sua condizione è la frase: “L’aspetto più buffo dell’avere una malattia mentale è che tutti pretendono che ti comporti come se non ce l’avessi”. Una frase spunto di riflessione che non poteva non essere riprodotta con una grafia specchio delle problematiche mentali che l’attore interpreta. Un dettaglio fondamentale che conferisce veridicità alla trama, un’immagine di impatto per lo spettatore che si immedesima nella sofferenza del personaggio. Una sofferenza che trapela non solo dalle sua parole ma anche dalle sua scrittura.

QUANDO LA GRAFIA DENUNCIA I DISTURBI MENTALI
Tante altre sono le pagine del diario che vengono svelate agli spettatori: si possono citare quelle in cui il protagonista cancella con violenza alcune parole oppure imprime una pressione talmente forte da bucare il foglio. Caratteristiche che ricorrono anche nella pagina estrapolata dal video, in cui si può notare una pressione disomogena (energia vitale intermittente) con macchie di inchiostro e tratti più scuri che si alternano a lettere vergate in modo più leggero. Le lettere sono prevalentemente scollegate tra loro (assenza di empatia), la grafia incede in modo incerto, tremolante (nervosismo), riproducendo forme dal tratto puerile (ansia, retrogressione mentale), spesso accompagnate da abbellimenti come la faccina sorridente all’interno della lettera “o”. L’andamento è irregolare, con alcune parole che tendono a discendere sotto il rigo imposto (depressione). Anche la collocazione della scrittura nello spazio appare disorganizzata, come si può notare infatti la frase finale occupa tutto lo spazio restante del foglio; merita attenzione anche il calibro irregolare che aumenta o diminuisce all’interno delle parole. La grafia appare priva di fluidità, le lettere sono vergate con un movimento rigido, prive di personalizzazione, seguono una forma stereotipata.

E’ evidente che, all’interno del Joker di Todd Philips, anche la grafologia è funzionale all’interpretazione del personaggio: attraverso i suoi diari si palesa una personalità disturbata, schizofrenica, in preda all’ansia, al nervosismo, alle manie suicide, priva di empatia – i rapporti umani che costellano la vita del protagonista si diradano sempre di più – che si risolverà in un’esclation di follia omicida.
Un film tutto da vedere dove, anche in questo caso, la scrittura non mente.

