Il potere curativo della scrittura. Bastano una penna e un foglio. Oppure un diario logoro da nascondere nel cassetto, tra le cose più segrete. Per combattere l’angoscia e per sentirsi meglio, un aiuto arriva dallo scrivere. Dal mettere nero su bianco le emozioni, le esperienze, i ricordi. Belli o brutti che siano.
Il potere curativo della scrittura ha effetto in prima battuta sull’ansia. L’ultima conferma viene dall’Università di Chicago. Gli studenti che sfogano le paure su un foglio di carta superano i test con più facilità, secondo uno studio pubblicato su Science. I due ricercatori hanno verificato l’efficacia antistress della scrittura chiedendo a centinaia di ragazzi di buttare giù le loro preoccupazioni dieci minuti prima dell’esame di maturità. Chi ha seguito il consiglio, soprattutto i più ansiosi, ha ottenuto risultati migliori.
Ma cimentarsi con carta e penna non serve solo a prendere un voto più alto. «Scrivere di qualcosa che ci è accaduto o che ci tormenta aiuta a dare una nuova collocazione all’evento nella nostra mente», dice Luigi Solano, docente di psicologia alla Sapienza di Roma. «In questo modo riusciamo a guardare i fatti da un altro punto di vista: in un certo senso disintossichiamo la mente, dando alle cose il giusto peso e la giusta dimensione».
Parlare di se stessi, però, non significa buttar giù parole senza alcuna regola sintattica o impalcatura formale. Ogni testo, anche quello che leggeremo solo noi, ha le sue convenzioni. E i suoi obiettivi: cosa voglio raccontare, perché, come. Se mancano questi mattoni, la pagina diventa un ammasso di frasi che non portano a comprendere quello che attraversa il nostro cuore e la nostra mente, che non ci aiuta a disintossicarsi davvero dai nostri grumi interiori. Non aiuta a capirci né a farci capire.
Secondo la psicoanalisi, neanche tra cimentarsi in un’autobiografia o nella narrativa. Addirittura, imbastire una storia anziché le proprie memorie, lasciare da parte l’Io e passare alla terza persona può servire a capirsi ancora di più: la distanza che separa l’autore dai protagonisti di un racconto permette di affrontare nodi che in prima persona magari non si riuscirebbe a guardare in faccia. Scrivere, comunque sia, è un viaggio interiore. E chi è pronto a partire, può tirare fuori carta e penna e lasciare uscire le parole.
Fonte: Ok la salute

