Problemi a scuola, scarse prestazioni, difficoltà nelle relazioni sociali, insicurezza, timore. Spesso, dietro bambini con queste criticità si nasconde un pensiero pessimista, nella maggior parte dei casi inculcato dalla famiglia. Se l’ottimismo è il profumo della vita, come recitava una nota pubblicità, il pessimismo è sicuramente l’odore della paura e dell’insicurezza che può condizionare le prestazioni di un bambino sotto ogni punto di vista e, sul lungo termine, anche la sua felicità.
In questo articolo voglio condividere con voi alcune strategie messe a punto dallo studioso Martin E.P. Seligman rivolte agli educatori ma anche ai genitori, per insegnare ai più piccoli a pensare in modo ottimistico, per crescere gli adulti di domani come persone consapevoli e felici, in grado di vedere i lati positivi della vita.
Il pessimismo dei nostri figli non è congenito, né deriva direttamente dalla realtà. Molte persone che hanno vissuto o vivono realtà assai dure – disoccupazione, malattie terminali, campi di concentramento, situazioni diverse di degrado sociale o famigliare – restano ottimiste. Il pessimismo è una teoria della realtà. I bambini la assorbono dai genitori, dagli insegnanti, dagli allenatori, dai media, e a tempo debito la trasmettono ai propri figli. Sta a noi interrompere questo circolo vizioso. Perché dovremmo darcene la pena? Il pessimismo non è solo un abito mentale, un atteggiamento che non ha ripercussioni sul mondo? Sfortunatamente no.
Sudio il pessimismo da più di vent’anni, e posso affermare che in un migliaio di studi che hanno coinvolto più di un milione di bambini e adulti, si è constato che i pessimisti se la cavano peggio degli ottimisti in tre modi: primo, cadono più spesso in depressione; secondo, rendono meno di quanto le loro capacità gli consentirebbero a scuola, sul lavoro e nello sport; terzo, la loro salute fisica è più cagionevole di quella degli ottimisti. […]E quel che è peggio, in un bambino il pessimismo può diventare un modello per considerare insuccessi e perdite che durerà tutta la vita, nonché una profezia che si auto – avvera. […]
Dopo decenni di ricerche, gli studiosi sono giunti a comprendere l’essenza dell’ottimismo: non risiede in frasi positive o in immagini di vittoria, ma nel modo in cui si pensa alle cause. Tutti siamo soliti riflettere sulle cause, un tratto di personalità denominato “stile esplicativo”. Lo stile esplicativo si sviluppa nell’infanzia e, in assenza di interventi specifici volti a modificarlo, rimane invariato per tutta la vita. Ci sono tre dimensioni cruciali che vostro figlio adotta per spiegare ogni evento positivo o negativo che gli accade: la permanenza, la pervasività, la personalizzazione.
La permanenza
I bambini più a rischio di depressione ritengono che le cause degli eventi negativi che gli capitano siani permanenti. […] I bambini che si riprendono bene dalle sconfitte e oppongono buona resistenza alla depressione, al contrario, ritengono che le cause degli eventi negative siano transitorie. […] Il bambino pessimista imputa gli eventi negativi a difetti e manchevolezze permanenti della sua personalità, quello ottimista li imputa invece a stati d’animo e ad altri condizioni temporanee, mutevoli.
Esempio
“Nessuno farà mai amicizia con me nella nuova scuola.” PERMANENTE (Pessimistici)
“Ci vuol tempo per farsi un nuovo amico quando si cambia scuola.” TRANSITORIO (Ottimistici)
La pervasività
Se ritenete che una causa sia permanente, allora ne proiettate gli effetti nel tempo. Se ritenete che sia pervasiva, ne proiettate gli effetti nelle varie situazioni della vita.
Esempio
“I professori sono tutti ingiusti.” GLOBALE (Pessimistici)
“Il professor Carmine è ingiusto.” SPECIFICO (Ottimistici)
La personalizzazione
C’è una terza dimensione dello stile esplicativo, oltre la permanenza e la pervasività: la personalizzazione, cioè il decidere di chi è la colpa di un dato evento. Di fronte a eventi negativi, i bambini possono incolpare se stessi (motivo interno) oppure altre persone e circostanze(motivo esterno). […] Insegnare ai nostri figli ad incolpare gli altri ogni volta che le cose non vanno come vorrebbero equivale a insegnar loro a mentire. […] I bambini devono sapersi responsabilizzare quando la colpa è loro, e poi perseverare, cercando di rettificare la situazione. D’altro canto, non voglio neppure una generazione di bambini che si incolpano sempre e comunque quando le cose vanno male, che sia davvero colpa loro o meno. Il mio scopo è insegnare ai bambini a vedersi obiettivamente […].
Esempio
“Ho preso buono al test perché sono stupido.”
Auto-accusa generalizzata, pessimistica – permanente- pervasiva -interna
“Ho preso buono al test perché non avevo studiato abbastanza.”
Auto-accusa comportamentale, ottimistica – transitoria – specifica -interna
Fonte: M.E.P. Seligman, Come crescere un bambino ottimista, Milano, Sperling & Kupfer Editori S.p.A., 2006

